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SUGLI EFFETTI DELLA NOTIFICA DEL DECRETO INGIUNTIVO...


SUGLI EFFETTI DELLA NOTIFICA DEL DECRETO INGIUNTIVO OLTRE I 60 GIORNI PREVISTI DALL’ART. 644 C.P.C.

(Cass. 06.03.2018 n. 5239)

 

Capita non di rado, una volta ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento di una somma di denaro, che non si riesca a notificarlo nel termine di 60 giorni previsto dall’art. 644 c.p.c. potendo accadere, per quanto qui interessa, che il procedimento notificatorio non sia stato attuato ovvero si sia perfezionato oltre la suddetta scadenza.

È invalsa la prassi, in simili casi, che il creditore richieda una proroga al Giudice che ha emesso il provvedimento monitorio per la cui possibilità, però, non vi è una uniformità di vedute nella giurisprudenza, stante la natura perentoria di detto termine.

Ed, invero, ad una prima tesi che esclude la possibilità di ottenere una rimessione in termini, qualora il creditore notifichi tardivamente il decreto ingiuntivo, anche per cause a lui non imputabili (esempio inerzia dell’Ufficiale Giudiziario) – sostenuta da Tribunale di Monza 03/03/2003, Tribunale di Torino 29/06/2007, Tribunale di Modena 09/07/2008 (in Red. Giuffrè 2003-2007-2008) – se ne contrappone altra, più convincente e coerente con i principi del giusto processo, che trova il suo referente normativo nell’art. 155 c.p.c. introdotto dalla legge 69/2009.

Detta disposizione, “generalizzando” l’istituto della rimessione in termini permette, sulla base del 2° comma, di rimediare ad una decadenza in cui è incorsa la parte, che però deve essere incolpevole. In tal senso v. Tribunale di Torino 18/06/2012 e 14/05/2012 (Red. Giuffrè 2012) il quale opina che l’istanza di rimessione in termini per la notifica del decreto ingiuntivo debba essere presentata entro un termine congruo e ragionevole dal momento in cui la parte apprende di essere incorsa in una decadenza; esso non può che essere corrispondente a quello originariamente a disposizione della parte (60 giorni ex art. 644 c.p.c.).

A prescindere dalla questione della configurabilità della proroga del termine di notifica del decreto ingiuntivo, è bene esaminare gli effetti di una tardiva notifica dell’ingiunzione, che costituisce più propriamente l’oggetto del presente elaborato.

Lo spunto ci viene offerto da una recente sentenza della Cassazione 06/03/2018 n° 5239 nonché da altra decisione del Tribunale di Reggio Emilia 18/05/2018 n° 751 (in De Jure, Red. Giuffrè 2018).

Dalle suddette pronunce si ricavano i seguenti principi, invero, già enunciati dalla giurisprudenza precedente.

1)   La notificazione tardiva del decreto ingiuntivo, oltre il termine di 60 giorni previsto dall’art. 644 c.p.c., se da una parte determina la inefficacia del provvedimento monitorio, rimuovendo l’intimazione di pagamento con essa espressa, dall’altra non tocca la qualificabili del ricorso come domanda giudiziale. Da ciò consegue che, laddove su detta domanda si costituisca un rapporto processuale, anche per effetto di opposizione, il Giudice ha il potere-dovere di vagliare nel merito la fondatezza delle pretese creditorie. Trattasi di affermazioni di principi abbastanza consolidati nella giurisprudenza, citandosi, per quanto riguarda quella di legittimità, Cass. 18/04/2006 n° 8955, Cass. 16/01/2013 n° 951, Cass. 29/02/2016 n° 3908. Nella giurisprudenza di merito, oltre quella in commento, si segnalano da ultimo, in senso conforme, Tribunale di Roma 09/06/2016 n° 11793 e 05/06/2017 n° 11320, Tribunale di Milano 24/02/2016 n° 2476, Tribunale di Grosseto 04/03/2016 n° 216 ( tutte in De iure Giuffrè 2016/17)

2)   Di inefficacia del decreto ingiuntivo si parla anche nella ipotesi in cui detto provvedimento non sia stato notificato ovvero quando la notifica sia inesistente: ipotesi, quest’ultima, che ricorre laddove essa sia stata eseguita in luogo o nei confronti di persone non aventi alcuna relazione con il destinatario perché a lui completamente estranee.

In tali casi, la inefficacia del decreto ingiuntivo può essere fatta valere dall’intimato, ex art. 183 Disp. Att. c.p.c. con ricorso al Giudice che ha emesso il decreto ma anche con l’opposizione alla esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c. (v. Cass. 05/03/1973 n° 620).

Al contrario, qualora la notifica del decreto ingiuntivo sia stata effettuata, ancorché tardivamente, ovvero sia affetta da un vizio di nullità o irregolarità (come, ad esempio, quando sia stata eseguita in un luogo o a persone che, seppur diversi da quelli indicati dalla legge, ossia dall’art. 139 c.p.c., abbiano comunque, con il destinatario un collegamento, ovvero, per fare altro esempio, allorché nella relata di notifica non risulta la menzione dell’esito negativo delle ricerche delle persone indicate dall’art. 139 c.p.c.), deve ritenersi che il tentativo di notifica del provvedimento monitorio è pur sempre indice della volontà del creditore di avvalersene, potendo tale invalidità essere fatta valere con l’opposizione tardiva ex art. 650 c.p.c. (v. Cass. 23/08/2011 n° 17478, Cass. 20/01/2015 n° 865).

Ai sensi dell’art. 650 c.p.c. il termine per proporre opposizione tardiva è di 40 giorni dalla conoscenza dell’ingiunto, comunque avuta, dall’atto da opporre. Tale termine previsto dall’art. 641 c.p.c. deve essere interamente assicurato senza alcuna possibilità per il Giudice di merito di valutare la congruità o comunque la sufficienza del tempo residuo intercorrente tra la conoscenza effettiva e la scadenza del termine per proporre opposizione tempestiva. In tal senso, da ultimo, Cass. 02/02/2018 n° 2608 la quale ha anche chiarito con due decisioni di poco precedenti che presupposto per l’ammissibilità della opposizione tardiva a decreto ingiuntivo è la conoscenza  intempestiva da parte dell’opposto, a causa di una irregolarità della notifica del decreto che ha impedito al medesimo di fare opposizione nei termini: tale prova, incombente sull’ingiunto, può essere fornita anche attraverso presunzioni, in particolare, trattandosi di un fatto negativo, attraverso la dimostrazione del fatto positivo rappresentato da come e quando detta conoscenza sia avvenuta (v. Cass. 25/10/2017 n° 25391, Cass. 20/11/2017 n° 27529).

3)   Va rammentato, per concludere, che nei casi in cui l’ingiunto abbia fatto ricorso alla procedura ex art. 188 c.p.c. e la dichiarazione di inefficacia de decreto ingiuntivo sia stata respinta dal Giudice adito, il provvedimento non è ricorribile in Cassazione ex art. 111 Cost. (a differenza, invece, dell’accoglimento) atteso il carattere non definitivo dello stesso, con conseguente possibilità per l’ingiunto, in tale ipotesi, di chiedere nei modi ordinari la dichiarazione di inefficacia della ingiunzione (Cass. 06/03/2018 n° 5239 ma in precedenza, ex multis, v. in senso conforme Cass. S.U. 18/03/1987 n° 2714, Cass. 23/05/2006 n° 12135, Cass. 05/06/2014 n° 12614).

 

Avv. Antonio Arseni - Foro Civitavecchia


Inserito il 20 luglio 2018 alle 00:00:00 da Antonio.Arseni

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